La manifestazione itinerante promossa ed organizzata dal Sindacato Italiano Artisti della Musica, affiliato SLC-CGIL, approda finalmente a Roma ospite della Casa del Jazz il prossimo 9 ottobre dalle ore 16.
Tour dei diritti. Allo scopo di sensibilizzare politica ed opinione pubblica il SIAM ha lanciato l’iniziativa del “Tour dei Diritti”. Si tratta di una manifestazione nazionale consistente in più incontri organizzati in città italiane, rappresentative del territorio e significative per la produzione musicale. I dibattiti si sviluppano sotto il patrocinio delle istituzioni locali, delle organizzazioni sindacali di categoria, delle Camere del Lavoro, alla presenza delle istituzioni nazionali e dei musicisti, al fine di presentare e sostenere il Manifesto dei diritti degli artisti della musica. Per la tappa romana è prevista la presenza dei Presidenti delle Commissioni parlamentari Lavoro e Cultura, del Segretario generale di SLC e della Segreteria nazionale della CGIL.
Il Tour è partito da Sanremo il 23 ottobre 2005, per fare poi tappa il 30 ottobre a Verona, il 15 novembre a Torino, il 26 novembre al MEI di Faenza, il 4 dicembre a Milano, il 20 giugno a Firenze. Seguiranno dopo la tappa romana del 9 ottobre anche Bari e Palermo.
Fra le numerose adesioni artistiche ricevute ad oggi ricordiamo quelle di: Francesco Guccini, Statuto, Avion Travel, Stefano Bollani, Teresa De Sio, Luca Nesti, Mau Mau, Linea 77, Storie di note, Franco D’Andrea, Rossana Casale, Enrico Capuano, Gang, Alessio Lega, Tétes de Bois, Furio Di Castri, Maurizio Giammarco, Claudio Fasoli, Carlo Actis Dato, Luigi Tessarollo ………
Il 95% dei musicisti in Italia non gode di alcuna tutela né rappresentanza, lavora spesso in nero, non ha il diritto di ammalarsi, di acquistare a rate, di accendere un mutuo, non gode di tutele dell’ambito familiare e difficilmente di un trattamento pensionistico adeguato nella vecchiaia. Tutto ciò lo costringe spesso a svolgere un secondo lavoro a discapito della propria crescita professionale, a danno della creatività, dell’innovazione e della ricerca.
L’offerta culturale e dell’intrattenimento nel nostro Paese poggia soprattutto sulle spalle di quel 95% di musicisti, sia per la diffusione sul territorio che per la quantità degli operatori impegnati, rappresentando un insostituibile riferimento per l’educazione al gusto di grandi quote della popolazione italiana.
La CGIL ha colto la grande scommessa del sindacalismo, non solo italiano: la capacità del sindacato di organizzare e dare risposta ai bisogni del lavoro discontinuo e precario anche nell’ambito della produzione culturale.
Il SIAM, affiliato SLC/CGIL, è nato per dare finalmente visibilità, voce e diritti a questa enorme massa di musicisti invisibili. L’urgenza di questo atto è dettata dalla convinzione che esista una relazione direttamente proporzionale tra la condizione professionale dei musicisti e la qualità dell’offerta culturale, ma anche tra qualità dell’offerta culturale e qualità della vita di un Paese.
Per tali ragioni il SIAM ha redatto un manifesto in 11 punti, di cui gli irrinunciabili sono:
1. l’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti, secondo la ratio della previdenza per i lavoratori dello spettacolo, l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, la deducibilità dei costi ed il foglio d’ingaggio obbligatorio;
2. un’autentica lotta al sommerso accompagnata da incentivi alla musica dal vivo (cioè suonata ed interpretata dal vivo, non su basi preregistrate), fra i quali la riduzione delle tariffe SIAE;
3. il diritto a una legge quadro sulla musica e a leggi ed interventi regionali a sostegno delle produzioni musicali in grado di contrastare la deriva oligopolistica del mercato musicale.
Per la musica in Italia sono quattro le proposte del SIAM al nuovo Parlamento:
1. Sostenere ed approvare in tempi rapidi la PdL C. 4709 - Disposizioni per la tutela professionale dei lavoratori del settore dello spettacolo, intrattenimento e svago - primo firmatario l’on. Gasperoni.
2. Abrogare i commi 98, 99 e 100 della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (finanziaria 2004).
L’introduzione della nuova figura professionale di lavoratore autonomo esercente attività musicali, oltre a trasformare il lavoratore in sostituto d’imposta, rappresenta un arretramento inaccettabile della giurisprudenza del lavoro perché mette in capo al soggetto debole, il lavoratore, la responsabilità dei versamenti contributivi ed opera un’inaccettabile discriminazione fra lavoratori dello spettacolo a danno della specifica categoria dei musicisti.
3. Reintrodurre la possibilità, soppressa con la legge finanziaria del 2003, di inserire nei contratti d’ingaggio le giornate di prova autonomamente svolte. Tali giornate, prima della soppressione, venivano contribuite al minimo, consentendo ai lavoratori discontinui di raggiungere il numero minimo di versamenti contributivi previdenziali.
Va ricordato che dal 1° gennaio 1993 il requisito contributivo per la pensione di vecchiaia per i lavoratori dello spettacolo è improvvisamente aumentato del 267%.
4. Riduzione dell’IVA sulle prestazioni artistiche dei musicisti dal 20% al 4%, che ridurrebbe, pur non eliminandola del tutto, la penalizzazione fiscale cui sono soggette le associazioni, le pro-loco, i teatri, i comuni, le province e tutti quei soggetti non profit che organizzano spettacoli musicali ma che non possono scaricare l’IVA.
E’ indispensabile correggere il “refuso tipografico” che discrimina i contratti di scrittura dei musicisti assoggettandoli ad IVA 20% rispetto a quelli con agevolazione IVA al 10% cui hanno diritto solo gli artisti che partecipano a spettacoli teatrali.