05/02/2010 - Vijay Iyer & Mike Ladd Ensemble ad “Aperitivo in Concerto”

PRIMA ASSOLUTA

“Aperitivo in Concerto”
Domenica 7 febbraio 2010 ore 11.00
Teatro Manzoni

Un pianista pluripremiato e un sofisticato rapper

VIJAY IYER & MIKE LADD ENSEMBLE “HOLDING IT DOWN”

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pianoforte, composizione, laptop
Vijay Iyer

voce, versi, campionamenti, sintetizzatore analogico
Mike Ladd

voce, live electronic processing
Pamela Z

voce, electronics
Guillermo Brown

chitarra
Liberty Ellman

violoncello
Okkyung Lee

percussioni
Kassa Overall

“Aperitivo in Concerto”, domenica 7 febbraio 2010, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), presenta la prima esecuzione assoluta di Holding It Down, appassionante lavoro scritto da due pluripremiati ed acclamati musicisti come Vijay Iyer e Mike Ladd, alla testa di un complesso formato da alcuni fra i più importanti solisti sulla scena musicale contemporanea, fra i quali spicca la presenza della compositrice e interprete vocale Pamela Z.

Philip K. Dick scrisse il noto romanzo Do Androids Dream Of Electric Sheep? , Iyer e Ladd (che hanno giĂ  collaborato insieme alla realizzazioni di lavori come In What Language? del 2003 e Still Life with Commentator del 2006) si sono invece chiesti di che materia sono fatti i sogni dei reduci, nel caso specifico dei giovani reduci africani-americani della guerra in Iraq e in Afghanistan. Dopo avere raccolto centinaia di interviste con militari di ritorno in patria, ne hanno ricavato una fitta trama di immagini, versi, ricordi, echi che ha fatto da canovaccio a Holding It Down.

I due autori, oggi fra i piĂą sofisticati e celebrati autori nel panorama musicale internazionale, si sono chiesti cosa potesse significare, per dei giovani soldati africani-americani passare dalla complessitĂ  della societĂ  statunitense al mondo della guerra , per poi fare ritorno in patria in un clima di indifferenza, aggravato da un’ottusa burocrazia e da una crisi economica che ha colpito soprattutto le classi medio-basse. Come vivono e sopravvivono questi giovani veterani e, soprattutto, cosa sognano? Come affrontano le loro vite irrimediabilmente trasformate dall’esperienza della guerra? Come affrontano il passaggio dall’indescrivibile alla presunta normalitĂ ? E come si vedono oggi in patria, con il primo presidente africano-americano della storia? Qual è il loro ruolo in un’America dove gli equilibri etnici si vanno alterando? Con l’uso poetico della compressa e universale logica del sogno allo scopo di riaffermare la loro essenziale umanitĂ , Holding It Down rende un sentito omaggio a questi giovani uomini e donne che ritornano al loro Nuovo Mondo.

VIJAY IYER

Howard Reich del Chicago Tribune l’ha definito “senza dubbio uno degli artisti jazz più originali nella generazione degli under-quaranta.” Il Village Voice lo ritiene “il più autorevole pianista e compositore che sia emerso negli ultimi anni”, mentre per il Boston Globe ci troviamo di fronte ad “uno dei più stimolanti e clamorosi talenti del jazz odierno” e, sulla west coast, il Los Angeles Weekly non esita ad esclamare: “è nata una stella dal talento illimitato”. Stiamo parlando del pianista e compositore Vijay Iyer, nato da genitori indiani ad Albany, New York, nel 1971.
Se la discografia di Iyer non ha eguali, in termini di ampiezza e varietĂ  è perchĂ© la sua produzione musicale, che se ne ponderino l’estensione o la sempre ineccepibile fattura, non può che lasciare stupefatti, a tal punto che ci si chiede se sia davvero opera di un’unica persona. Historicity, l’ultimo e piĂą che pluripremiato tra i suoi album, che propone una personale rilettura di una selezione di cover, in trio, si è aggiudicato alcune tra le migliori recensioni del 2009: “Presto! Ecco il nuovo grande trio.” (New York Times) “Truly astonishing… they make challenging music sound immediately enjoyable. ” (National Public Radio) “A jewel… 9 out of 10″ (PopMatters.com).
Il sassofonista del suo celebrato quartetto, l’indiano Rudresh Mahanthappa, con il quale Iyer vanta una collaborazione decennale, descrive la musica di Iyer nei termini di un “magico e nebuloso interregno sonoro dove la musica della Diaspora indo-asiatica incontra il Jazz della tradizione occidentale e anticipa gli scenari di una possibile evoluzione per entrambe le tradizioni”. (All Music Guide). Il giudizio dell’autorevole National Public Radio sui quattro, acclamatissimi dischi Panoptic Modes (2001), Blood Sutra (2003), Reimagining (2005), and Tragicomic (2008) è chiaro: “essi documentano quanto di piĂą avvincente e innovativo sia prodotto dalla scena del jazz contemporaneo”.
I successi di Iyer si estendono ben oltre l’ambito discografico del jazz, come nel caso del remix per la ri-publicazione di “Ok”, premiato album del pioniere dell’elettronica British Asian Talvin Singh. Iyer ha anche creato una serie di sigle musicali per il canale televisivo sportivo ESPN. La sua suite per quintetto From Over, commissionata dal Chicago Jazz Festival nel 2008 ha debuttato di fronte ad un pubblico di 30,000 persone, ed è stata acclamata dal Chicago Tribune in quanto ” capolavoro, potenzialmente in grado di trasformare la storia della musica.. graffiante, originale, una composizione epica, rivoluzionaria.” La composizione orchestrale Interventions, commissionata ed eseguita dall’American Composers Orchestra nel marzo 2007, è stata diretta da Dennis Russell Davies. Tra gli altri lavori, vanno citati Mutations I-X (2005) commissionato ed eseguito in prima dal quartetto Ethel; Three Episodes per quintetto di fiati (1999) scritto per gli Imani Winds; l’ “incantevole” (Variety) partitura per l’opera di teatro – danza Betrothed (2007); e la premiata colonna sonora di Teza (2008), pellicola del leggendario regista Haile Gerima.
Ripetutamente messo in luce dalla critica, Iyer è stato premiato, dal Downbeat Magazine International Critics’ Poll, in piĂą di una categoria tra cui Il Miglior Artista Jazz Emergente (2006, 2007), Miglior Compositore Emergente (2006, 2007), e Miglior Pianista Emergente (2009).
Lavori di Iyer, in veste di compositore e d’interprete, sono stati commissionati e finanziati dal Rockefeller Foundation MAP Fund (2000, 2001, 2005, 2009), dal New York State Council on the Arts (2002), dalla Creative Capital Foundation (2002), dal Mary Flagler Cary Charitable Trust (2002, 2004), dall’American Composers Forum (2005), dalla Chamber Music America (2005), da Meet The Composer (2006), e dal Jazz Institute of Chicago (2008).
Iyer è stato ospite, in quanto compositore, esecutore e bandleader delle principali istituzioni concertistiche americane ed internazionali. Ha inoltre collaborato con Steve Coleman, Roscoe Mitchell, Amiri Baraka, Wadada Leo Smith, Dead Prez, Amina Claudine Myers, Butch Morris, George Lewis, Oliver Lake, Miya Masaoka, Matana Roberts, Trichy Sankaran, Talvin Singh, Pamela Z, Imani Uzuri, Will Power, Suphala, Dafnis Prieto, Burnt Sugar, Karsh Kale, Shujaat Khan, DJ Spooky, High Priest of Antipop Consortium, John Zorn, Bill Morrison, e molti altri.
Erudito la cui preparazione spazia dalla scienza all’arte e alle discipline umanistiche Iyer ha conseguito una laurea in Matematica e Fisica presso il Yale College, un Master in Fisica e un Ph.D. interdisciplinare in Tecnologia e Arte presso la University of California a Berkeley. E’ stato selezionato per entrare a fare parte della cerchia di nove “Revolutionary Minds” dalla rivista scientifica Seed, e i suoi studi in cognizione musicale sono stati presentati dalle trasmissioni radiofoniche This Week in Science e Studio 360. Membro di FacoltĂ  della New York University e della The New School University, ha anche tenuto masterclass e lezioni di composizione, improvvisazione, scienze cognitive, e nell’ambito dei jazz studies e dei performance studies, al California Institute of the Arts, alla Columbia University, alla Harvard University, alla Manhattan School of Music, e alla School for Improvisational Music, tra altre. Suoi studi sono pubblicati da Music Perception, Current Musicology, Journal of Consciousness Studies, Critical Studies in Improvisation, Journal for the Society of American Music, e le raccolte antologiche di Uptown Conversation: The New Jazz Studies (Columbia University Press), Sound Unbound (MIT Press), e Arcana IV (Hips Road).

MIKE LADD

Scrittore, poeta, performer, docente e produttore musicale, Michael C. Ladd è nato a Boston nel 1970. Laureatosi in poesia alla Boston University con una tesi sugli espatriati africani-americani nel XIX secolo, ha scritto saggi e opere poetiche per pubblicazioni come Long Shot Review e Bostonia. Suoi lavori sono presenti anche nel volume Swing Low, Black Men Writing e in numerose antologie, fra le quali Aloud: Voices from the Nuyorican Poets CafĂ©, In Defense of Mumia, Bum Rush The Page, Por La Victoire, Everything But the Burden, Rip It Up, Essays on Black Rock in the U.S. Ladd è l’autore dei testi e il produttore di dieci lavori discografici, fra i quali Easy Listening For Armageddon (Scratchie/Mercury records), Negrophilia: The Album (Thirsty Ear), Father Divine (ROIR) e The Infesticons, Bedford Park (Big Dada). In qualitĂ  di professore associato dello Institute for Arts and Civic Dialogue alla Harvard University, Ladd ha prodotto e diretto Blood Black and Blue, un documentario audio e performativo sui poliziotti di colore negli Stati Uniti. Per l’Asia Society, Ladd ha creato con Vijay Iyer In What Language, un progetto performativo sugli individui di colore in relazione alla gobalizzazione nel contesto degli aeroporti e della loro sicurezza. Con Iyer ha realizzato anche Still Life With Commentator, presentato per la prima volta alla Brooklyn Academy of Music di New York. In collaborazione con The Kitche, a New York, Ladd ha inoltre prodotto un’opera, Domestica. Diviso fra Boston, New York e Parigi, Ladd continua a realizzare progetti performativi e didattici in sobborghi parigini e cittĂ  come Nanterre, Aubervillers, Pantin e Saint Denis.

Ingressi

Biglietto intero €12 + 1 prevendita
Ridotto giovani €8 + 1 prevendita

Prevendita

Cassa del Teatro
Tel: 02.7636901
Numero verde: 800-914350
Circuito Ticketone Call Center: 892.101

Posti fissi e numerati

Per informazioni

Teatro Manzoni
via Manzoni, 42
Tel. 02.7636901
info@teatromanzoni.it
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it/aperitivo

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28/01/2010 - Ella Fitzgerald in “A-Tisket, A-Tasket”

28/01/2010 - “Fascinating Rhythm” dedicato a Irving Berlin: nuovo appuntamento alla Casa del Jazz con Lino Patruno

Domenica 31 gennaio ore 12 (sala concerti)
“Fascinating Rhythm”

Ciclo di proiezioni sui grandi compositori della musica americana
a cura di Lino Patruno

Ospite Silvia Manco (pianoforte, voce)

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

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Nuovo appuntamento alla Casa del Jazz domenica 31 gennaio 2010, alle ore 12.00, con Lino Patruno e il ciclo di lezioni con proiezioni di raritĂ  d’epoca dal titolo “Fascinating Rhythm” dedicato ai grandi compositori della musica statunitense della prima metĂ  del ‘900. Questo incontro sarĂ  dedicato a Irving Berlin. Fino alla fine di febbraio, faranno seguito, Jerome Kern, Hoagy Carmichael, Duke Ellington, Jelly Roll Morton, Fats Waller, Nick La Rocca, Walter Donaldson, W.C.Handy.

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Irving Berlin

AffiancherĂ  Lino Patruno la pianista-vocalist Silvia Manco a cui saranno affidate le esecuzioni dal vivo.

“Fascinating Rhythm” è un modo di ricordare, di riflettere, di pensare, di riascoltare quanto di meglio sia stato scritto in musica che ha ampliamente coinvolto la maggior parte dei musicisti della storia del jazz fin dagli anni ‘10.

Per informazioni

Casa del Jazz
Viale di Porta Ardeatina, 55
Tel: 06.704731
Web: www.casajazz.it

27/01/2010 - La Carosello Records festeggia il 50° anno e ripropone l’intera collana “Jazz From Italy”

JAZZ FROM ITALY

Le incisioni che hanno fatto la storia del Jazz in Italia completamente rimasterizzate e in edizione integrale disponibili in esclusiva su iTunes dal 21 gennaio.

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Carosello Records, che festeggia il 50° anno di attività, ha deciso di omaggiare tutti gli appassionati di jazz, riproponendo in versione integrale e completamente rimasterizzata l’intera collana JAZZ FROM ITALY, ovvero le incisioni che hanno fatto la storia del Jazz registrato in Italia.

La collana, che conta ben 31 album, è disponibile dal 21 gennaio in esclusiva interamente su iTunes e comprende alcuni dei nomi più acclamati del genere, da Lino Patruno a Renato Sellani, da Romano Mussolini a Guido Manusardi, da Teddy Wilson a Slide Hampton, da Franco D’Andrea a Enrico Pieranunzi a Tullio De Piscopo.

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JAZZ FROM ITALY è una raccolta di altissimo valore a livello artistico e documentario, che ha già riscontrato un grande interesse anche sul mercato internazionale: una collezione che include alcuni incisioni altrimenti introvabili, le cover originali di ciascun disco, autentiche perle per intenditori e collezionisti.

Questo l’elenco completo di JAZZ FROM ITALY:

NINO DE ROSE TRIO – “COALHOUSE WALKER”

NINO DE ROSE TRIO – “MACONDO”

ANGEL POCHO GATTI – “LATINEURO”

ANGELO ARIENTI QUINTET – “SUNDAY APRIL 2”

BILLY BUTTERFIELD with LINO PATRUNO & THE MILAN

COLLEGE JAZZ SOCIETY – “BILLY BUTTERFIELD PLAYS GEORGE GERSHWIN”

CLAUDIO FASOLI JAZZ TRIO – “ESKIMO FAKIRO”

EDDIE MILLER – “LIVE AT CAPOLINEA VOL. 1”

ERALDO VOLONTE’ QUARTET – “SAFARI”

GIGI CAVICCHIOLI – “RAGTIME ENSEMBLE DI TORINO”

GUIDO MANUSARDI – “GIVIN’S LIVIN’”

GUIDO MANUSARDI – “BLUE AND NEW THINGS”

LUIGI BONAFEDE JAZZ TRIO – “ESASPERAZIONE”

MARIO SCHIANO & ANTONELLO SALIS – “OLD FASHIONED”

MILAN COLLEGE JAZZ SOCIETY – “MILAN MAY 24TH”

MILAN COLLEGE JAZZ SOCIETY – “SINGIN’ THE BLUES”

PILLOT -FARMER QUARTET – “BROTHER MAN”

ROMANO MUSSOLINI AND FRIENDS – “SOFT AND SWING”

SERGIO FANNI QUINTET – “HARD SUITE”

TEDDY WILSON – “LIVE AT SANTA TECLA”

UMBERTO CESARI – “REMINISCENZE 1975”

GIGI CICHELLERO BIG BAND – “LONELY STREET”

MARIO RUSCA QUARTET – “SUSPENSION”

SLIDE HAMPTON QUARTET – “LIFE MUSIC”

FRANCO D’ANDREA – “NUVOLAO”

GIORGIO AZZOLINI – “THE SCICLUNA STREET”

RENATO SELLANI – “A NOSTRO MODO”

GIANNI BASSO QUARTET – “HIT”

MAYAFRA COMBO – “MAYAFRA”

HENGHEL GUALDI – “NOW”

ENRICO PIERANUNZI – “A LONG WAY”

TULLIO DE PISCOPO QUINTET WITH AGUDO LUIS – “FUTURE PERCUSSION”

Per informazioni

Carosello Records
Galleria del Corso, 4 – 20122 Milano
Tel: 02.760361
E-mail: info@carosellorecords.com
Web: www.carosellorecords.com

27/01/2010 - Successo a Panama di Siena Jazz e dei suoi allievi al Festival Internazionale del Jazz

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Lusinghiero bilancio della visita in America Centrale della delegazione di Siena Jazz.

La partecipazione della prestigiosa istituzione jazzistica senese al Festival Internazionale del Jazz.

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Danilo Perez e Franco Caroni, presidente della Fondazione Siena Jazz

Malgrado la presenza di una importante comunitĂ  italiana che significativamente esprime anche il Presidente della Repubblica, Ricardo Martinelli, di lontane origini lucchesi, non sono certo frequenti gli scambi culturali tra l’Italia e lo stato di Panama.

L’occasione di questo insolito avvenimento è stata data dalla attivitĂ  della fondazione Danilo Perez: il celebre pianista di jazz, americano ma di origine panamense, ha infatti fondato nel suo paese una orgnizzazione che si affianca al locale conservatorio per migliorare l’istruzione musicale e in particolare jazzistica; la fondazione organizza ormai da sette anni un importante festival internazionale del jazz, cui in occasione della settima edizione svoltasi dall’11 al 16 gennaio 2010 si è affiancata la presentazione del Berklee Global Jazz Institute, di cui lo stesso Perez è direttore artistico.

A seguito dell’incontro svoltosi a Siena a metĂ  Novembre, quattro istituzioni di alta formazione jazzistica erano presenti all’evento: il New England Conservatory di Boston, la Fondazione Siena Jazz – Accademia Nazionale del Jazz, il Conservatorio Nazionale del Messico e il Conservatorio di Puerto Rico, oltre naturalmente al Berklee College of Music che ha promosso l’iniziativa e agli ospiti della Fondazione Danilo Perez.

Il contributo di Siena Jazz è stato sia per quanto riguarda la parte didattica che quella concertistica esattamente equivalente nel programma a quello di queste istituzioni che sono protagonisti globali della educazione jazzistica mondiale.

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Il sestetto degli allievi di Siena Jazz a Panama

La delegazione di Siena Jazz era guidata dal Presidente Franco Caroni ed era composta da un sestetto di giovanissimi allievi dell’InJaM-International jazz Master in Tecniche dell’Improvvisazione, il prestigioso corso biennale di alta formazione tuttora in corso a Siena: Luigi Di Nunzio, sax contralto; Giovanni Benvenuti, sax tenore; Francesco Diodati, chitarra; Alessandro Lanzoni, pianoforte; Gabriele Evangelista, contrabbasso; Enrico Morello, batteria.

L’intenso programma ha visto i giovani allievi di Siena Jazz trasformarsi in docenti per i loro colleghi di Panama, spiegando in lezioni-concerto o masterclass la loro musica e il loro percorso artistico, mentre il Presidente Franco Caroni è intervenuto illustrando il corso di “Interplay” che è un aspetto unico dl programma didattico senese, molto apprezzato dagli allievi e dai docenti e che ha destato molto interesse tra tutti i partecipanti proprio per la sua originalitĂ .

Il programma del Berklee Global Jazz Institute è basato sull’interscambio tra docenti e studenti, ma un aggiustamento di programma ha fatto sì che questo interscambio si sviluppasse a livelli inaspettati: nel concerto che riuniva un gruppo di docenti dei vari istituti partecipanti, tra cui Marco Pignataro e Matt Marvuglio della Berklee di Boston, al posto del pianista americano è stato inserito Alessandro Lanzoni, apprezzatissimo da tutti pubblico e musicisti; l’autoritĂ  dimostrata dal giovane pianista è stata la migliore introduzione alla partecipazione della delegazione senese. Il concerto del sestetto di Siena Jazz che si è esibito subito prima di quello della Berklee al Teatro Ascanio Arosemena è stato ripreso in diretta dalla TV di Panama, mentre il dipartimento della tecnologia della Berklee ha registrato il concerto in video come documentazione dell’importante incontro.

Come in tutti i festival che si rispettano le serate hanno visto anche jam informali in cui si sono distinti i giovani musicisti portati da Siena che sono stati la sorpresa del festival, e che quindi hanno raccolto grande interesse per i loro stage in cui ogni ragazzo ha parlato e suonato per un’ora agli studenti panamensi, con la presenza come uditori di altri studenti e docenti delle altre istituzioni internazionali, nelle sale del Centro de Capacitation Ascanio Arosemena.

La presentazione del Global Jazz Institute non è stata un evento solo formale ma si è anche articolata con una giornata di discussione sugli effetti positivi di una globalizzazione controllata del jazz, mentre malgrado il programma ufficiale di incontri si sia svolto in forma ridotta per gli impegni causati dai contemporanei tragici avvenimenti di Haiti la delegazione italiana ha incontrato Marta Rodriguez, responsabile per i rapporti internazionali della Oficina del Casco Antiguo, struttura che coordina le attività culturali della città di Panama ed il Presidente del centro, con cui sono state discusse ulteriori forme di collaborazione a cui le istituzioni ufficiali panamensi si sono dette particolarmente interessate, e che si aggiungono a quelle messe in programma insieme alla Fondazione Danilo Perez.

Coronamento della visita è stata il concerto pomeridiano di Sabato 16 gennaio in Plaza de la Catedral dove il Siena Jazz Ensemble si è esibito di fronte a migliaia di persone in una vera e propria “fiesta”; molti tra il pubblico avevano visto tra l’altro la trasmissione televisiva del concerto e si sono rivolti ai musicisti per fare loro i complimenti o per chiedere come partecipare alla prossima edizione dei Seminari internazionali senesi.

Ma tra le maggiori soddisfazioni della visita è stato il rendersi conto che tutti i musicisti invitati al festival e tutti i responsabili delle istituzioni di alta formazione non solo conoscevano di fama il lavoro di Siena Jazz ma gli attribuiscono grande importanza.

Musicisti del calibro di John Patitucci e Joe Lovano hanno saputo dell’ InJaM dai loro colleghi e l’hanno definita la piĂą importante manifestazione didattica odierna a livello globale. Inoltre hanno ripetutamente dichiarato la loro disponibilitĂ  a venire a Siena per insegnare al Master, avendo anche potuto sperimentare direttamente la qualitĂ  degli allievi.

La visita a Panama della delegazione della Fondazione Siena Jazz ha quindi raggiunto i suoi obiettivi, dimostrando la qualitĂ  dei corsi di eccellenza e verificando direttamente il prestigio internazionale conseguito dalla sua attivitĂ .

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A cura di Jazzit.it

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